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Passeggiare per Venezia con una guida d’eccezione. Il valore aggiunto delle nostre attività premium

L’obbiettivo di Italy4golf è sempre stato quello di offrire ai golfisti internazionali soluzioni di turismo golfistico di primo livello, diverse dalle classiche golf break, e per questo ricche di attività premium che permettano di conoscere davvero l’Italia, le sue bellezze e vivere le emozioni che solo il Bel Paese sa regalare.

Per questo motivo abbiamo selezionato interlocutori che condividono gli stessi nostri valori ed entusiasmo. Tra questi sicuramente c’è Emanuele Ginocchi, veneziano DOC e innamorato della sua città, una guida turistica che ha a cuore non solo la cultura e la storia della magica Venezia, ma che ne conosce a fondo anche le tradizioni e i tanti segreti.

Gli abbiamo chiesto di scrivere alcune righe per darci un assaggio di quello che significa fare il tour in sua compagnia che proponiamo nella nostra Experience “See Venice… and play golf!”. Ecco che cosa ci ha mandato!

“Buongiorno a tutti sono Emanuele Ginocchi, guida autorizzata di Venezia e ambassador Italy4golf. Oggi vi svelerò due curiosità caratteristiche venete, ovvero la storia delle “Pissotte” e del “Codega”.

Le Pissotte

In moltissimi angoli di Venezia ci sono delle peculiari colate di malta comunemente chiamate “gobbette” e tantissimi dei turisti che ho accompagnato per le calli di Venezia mi hanno chiesto quale sia il loro scopo. Questi strani oggetti d’arredo urbano piuttosto comuni (oggi se ne contano circa un centinaio, in passato erano sicuramente molte di più) sono chiamati “pissotte” o “gobbe antibandito”, a seconda della versione storica analizzata.

Partiamo con il più veneziano, ma anche il più simpatico, dei due nomi: Pissotte.
Queste colate di malta (che a volte potevano essere anche in pietra d’istria o ferro battuto) secondo alcune fonti storiche furono costruite per mantenere il decoro pubblico della città in modo da evitare di trasformare gli angoli della città in veri e propri bagni pubblici e quindi per impedire ai Veneziani di urinare tra le calli. Da qui, infatti, questi ornamenti prendono il nome di “pissotte” (o, a volte, “pissabraghe”). Urinare su un piano inclinato, infatti, provocava il rischio di ricevere tutti gli schizzi addosso!

Veniamo ora al significato forse più importante: Gobbe Antibandito.
Prima dell’invenzione dell’illuminazione pubblica Venezia di notte era completamente buia e camminare per strada alle ore più tarde poteva essere molto pericoloso, soprattutto in una città di mercanti dove denaro e oggetti preziosi circolavano in quantità. I malviventi erano pertanto soliti nascondersi proprio nei moltissimi angoli e anfratti delle viuzze di Venezia per spuntare fuori all’improvviso e aggredire un passante e derubarlo. Fu così che, per sconfiggere la criminalità e abbassare il numero di uccisioni notturne, la Repubblica Serenissima impose la costruzione di queste “Gobbe Antibandito”.

Il Codega

In questo contesto di “sicurezza” si inserisce anche la figura del Codega. Chi era costui? Semplicemente un servitore che illuminava la strada ai nobili veneziani durante la notte, ovviamente in cambio di un certo corrispettivo.

Per comprendere la sua funzione bisogna però andare a ritroso con la storia della Repubblica di Venezia, la quale fin dal XII secolo inizia ad attuare una serie di misure di contenimento della criminalità notturna in città. Si parte con i “cesendeli”, lumini o piccole lampade ad olio appese al muro negli angoli più bui. Si continua poi nel XIV secolo, quando si incrementò il numero di fanti preposti al controllo e al mantenimento della sicurezza pubblica; per arrivare poi nel XV secolo con il posizionamento di grandi lampade sotto ai portici di Rialto e all’obbligo di munirsi di lume per le passeggiate notturne.

Ed è proprio così che nasce la figura del Codega. Normalmente un ruolo svolto da persone umili o povere disposte ad accompagnare i patrizi in giro per la città per illuminare loro il percorso con una lanterna in cambio di qualche soldo. Ovviamente facendo ciò è facile immaginare che al Codega capitasse spesso di ascoltare pettegolezzi e segreti delle coppie che accompagnava. Ed è per questo che veniva anche chiamato “reggi moccolo” (inizialmente inteso come reggi candela) o più semplicemente “terzo incomodo”, e qui il significato non ha bisogno di ulteriori spiegazioni…

Con questa piccola finestra sulla storia di Venezia credo di essere riuscito a farvi capire come qualsiasi pietra o mattone di questa città millenaria celi sempre una storia e un aneddoto curioso!

Spero di potervi accompagnare presto in un’avventura alla scoperta della mia Venezia

A presto!
Emanuele Ginocchi”

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