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Salita in vetta al Monte Baldo, metafora di vita ai tempi del Covid19

È fine settembre, uno degli ultimi weekend di apertura del rifugio Telegrafo sul Monte Baldo: la nostra meta. La giornata è nuvolosa, iniziamo a salire lentamente da Prada e più ci alziamo, più cala la nebbia. Durante il cammino io e la mia amica ci raccontiamo e nonostante il vento che gioca con le nostre parole, la nebbia che ci avvolge, i nostri pensieri si rivelano chiari nella luce del giorno.

Pare che salendo ogni pesantezza sia lasciata indietro e che i pensieri si alleggeriscano. Condividiamo episodi della nostra vita. Emozioni allegre e anche più dolorose. Ma tutto sembra attutirsi nel bosco, sembra essere assorbito e filtrato attraverso i prati, tra i fiori e questi meravigliosi alberi. Sento di essere più disponibile all’ascolto e di riuscire a trattenermi dal rispondere in modo immediato per timore che quel pensiero mi sfugga. Respiro e continuo a camminare al mio ritmo lento ma continuo, un passo dietro l’altro.

Il vento ci spinge e sospinge, gioca con noi, in un paesaggio quasi sospeso, senza tempo, dove bisogna fare attenzione al sentiero, ai riferimenti vicini perché non abbiamo una visione completa della salita ed in ogni momento si rischia di perdere la direzione. Attraversiamo dei prati e una malga dove pascola un grande numero di mucche. I malghesi le stanno radunando per la discesa a valle, si rimandano grida di incitamento. È il tempo della transumanza e l’estate è ufficialmente terminata anche sul Monte Baldo. Gli animali sono fatti ridiscendere a valle e questo fine settimana a Prada si ripete la festa di un’antica tradizione. I prati sembrano arati dal passaggio di branchi di cinghiali che scavano alla continua ricerca di tuberi di cui nutrirsi. Ce ne deve essere davvero un bel numero nascosti nei boschi, negli anfratti più impervi e dentro a spinosi cespugli.

Saliamo nella nebbia, accompagnate dalla presenza di marmotte curiose, che talvolta lanciano dei brevi fischi, ma spesso rimangono muti testimoni. Camminiamo a passo cadenzato, non abbiamo fretta, abbiamo tutta la giornata per arrivare con comodità lassù.

Quando siamo già quasi in quota, laddove si apre un passo, un incontro emozionante. Un’intera famiglia di camosci che brucano tranquillamente, affatto disturbati dalla nostra presenza e da altri escursionisti. Invece di evitarci i camosci ci vengono incontro per poi scartare verso il crinale. Spesso se ne stanno perfettamente immobili, a controllare dall’alto ciò che accade per poi tornare a brucare e a scalare irraggiungibili vette.

Ed eccoci, alle ore 17:15 finalmente arrivate al Rifugio Telegrafo, il più alto in quota sul Monte Baldo. Il cielo si è schiarito e la nebbia si è sollevata rivelando la bellezza senza parola di un luogo unico che porto sempre nel cuore, il Lago di Garda.

Ripensando a quella salita oggi, dopo settimane di ritiro forzato in casa, l’incertezza sulla direzione del cammino si fa metafora del nostro tempo, in cui svaniscono le sicurezze, ma è necessario continuare ad andare avanti un passo dietro l’altro, trasformando il ritiro in un momento catartico di guarigione per riscoprire ciò che conta veramente e lasciare indietro inutile zavorre, per liberare il proprio cuore e la propria mente e avere chiara la meta: ce la faremo se il mondo imparerà la lezione. Se riusciremo ad andare oltre a dannosi pregiudizi e nazionalismi, se capiremo che siamo veramente uno, con noi stessi, con gli altri e con la natura.  Vorrei ringraziare anche Eleonora, la mia amica di escursioni e di viaggi interiori e reali.

Cristina De Rossi
Italy4golf Italian Ambassador

Covid-19, Cristina De Rossi, Escursionismo Garda, Lago di Garda, Monte Baldo, Rifugio Telegrafo, Transumanza

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