Roberto Van Heugten

Roberto Van Heugten, scrittore emergente con molte pubblicazioni all’attivo, scrive di gioco sulle pagine di Italy4golf, nella rubrica “Lost balls in Italy”.
La narrazione è differente: nelle sue pagine si parla infatti di sport, ma soprattutto di territori e ospitalità.

Rastrellate, genti, rastrellate

LOST BALLS IN ITALY – DI ROBERTO VAN HEUGTEN

La primavera inizia a scaldare i nostri cuori, cari colleghi golfisti.

Aprile porta in dote tante feste e tanta allegria, con moltissima voglia di riprendere a giocare alla grande per recuperare tono muscolare, abilità in campo e uno swing meraviglioso, ben più elegante della imminente prova costume.

Purtroppo, in tanta gioia spesso si insinua quel particolare stonato, un piccolo accessorio che moltitudini di carrellanti dimenticano di spolverare dopo l’inverno. Alcuni addirittura negano di averne mai sentito parlare, avendo il patentino di giocatore e l’handicap del campione da ormai troppi anni.
Questo dettaglio si chiama “etichetta”.

Certo, il golf è uno degli sport più complessi al mondo, con un manuale delle regole che anno dopo anno comincia a pesare come un dizionario, – forse per questo nessuno se lo tiene in tasca? – a forza di aggiungere paragrafi, commi, sentenze e interpretazioni.

Il tempo e l’esperienza hanno unito a tutto ciò norme comportamentali che vanno dal dress-code (ormai vittoriano) al non parcheggiare nel posto auto del presidente di circolo, al parlare con garbo e a tacere quando il giocatore spara il suo colpo.

Etichetta significa però anche altro, essendo essa legata pure all’utilizzo di dispositivi.

Vorrei quindi dedicare il primo post di questa serie educativa all’attrezzo che più di tutti viene troppo spesso trascurato: il rastrello.

Oggetto dalla forma conosciuta fin dalla prima infanzia, quando in spiaggia lo si usa per stendere la sabbia o demolire il castello di quello stronzetto dell’ombrellone di fianco, dopo la pubertà il rastrello viene progressivamente disdegnato e relegato al ruolo di anonimo strumento per giardinieri, utile al più per raccattare le foglie secche davanti alla porta di casa.

Nel golf il rastrello è al contrario un aggeggio il cui utilizzo è fondamentale per mantenere decoro, educazione e rispetto in campo.

Facile da usare, intuitivo nel movimento, è tipico trovarne almeno uno per ogni bunker lungo il percorso, uno ogni due quando ci si trova in un Nicklaus dove le vasche di sabbia sono talvolta più numerose dei metri di fairway.

Eppure…

Quante volte ci è capitato di vedere volare la pallina in bunker e trovarla poi malamente adagiata in un’orma di ciclope oppure nella strisciata maldestra di un precedente colpo eseguito col ferro sbagliato?

Al netto delle regole o dei sentimenti – la piazzo o non la piazzo, la sposto o la lascio – resta il fatto che lasciare il bunker disastrato è una delle più gravi forme di maleducazione che il pedestre golfistico possa manifestare.

Eppure, il malcostume è diffuso. Tuttavia, la soluzione è altrettanto semplice, ed è perfettamente esplicitata in questo video dove apprendiamo dal campione PGA Ian Poulter la semplice tecnica di ripristino dei nostri disastri nella sabbia.

Ah! Non dimentichiamocelo. L’etichetta è universale, quindi vale sia per il nostro amato e gelosamente custodito circolo che per il golf dove ci recheremo d’ora in poi, magari con un golf trip organizzato da Italy 4 Golf!

Buon viaggio, e buon golf!

RvH

Roberto Van Heugten
Italy4golf Italian Ambassador
buonavita.me

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